TEMPESTA DI CORONA

Report aeroportuale di un’ hostess attenta

Non vi sentite già infetti?
Quando il Globo è iperconnesso, multinodale, touch-screen e dalle centralità diffuse il virus può arrivare ovunque e più veloce del previsto.
Non a caso poi, a prendersi carico del virus lo fa il popolo più numeroso, sparpagliato, destinato all’egemonia.
Il virus è democratico come la Coca-Cola.
Ha nomi al passo con i meme.
Blocca le navi da crociera.
Ed il virus è qua per ricordarci che siamo troppo che ci muoviamo troppo che produciamo troppo che consumiamo troppo che non funziona.

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Viva l’Apocalisse, Viva Waterworld!

Manifesto per un’esondazione pilotata

Fine,
Apocalisse,
Niente da dire,
Niente da fare,
Fottuto,
fottuto cane bastardo,
Fuori,
Ba,
Ba.

Ebbene,
nell’acqua fummo generati, nell’acqua torneremo: smettiamola di resistere, di arginare, ma lasciamo che i fiumi esondino, che le maree ci abbraccino, che le piogge ci svelino. Lo vedete, lo vediamo, affondiamo, affondiamo! Che l’attacco finale ai centri, alle oramai morenti città, all’urbano, al decoro, al capitale, stia venendo proprio dalla catastrofe? Cavalchiamo la catastrofe! Acceleriamo l’Apocalisse.
Se la catastrofe è ormai scientificamente inevitabile, un destino, l’Apocalisse per l’appunto, ecco, allora facciamone una necessità, uno stile! Ci diciamo ormai è tardi, ormai è troppo tardi, ormai e troppo troppo tardi…che l’acqua ci sommerga quindi. Non dovremmo aspettare l’estate per “andare al mare”.

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