Lightbox + cabina. Doppia transpersonale di Jacopo Natoli. A cura di Arianna Desideri

Appartamento privato di via La Spezia 28, 00182, Roma
Cabina telefonica di via Orvieto 4, 00182, Roma

Apertura h24, dal 6 al 12 luglio 2020
Tour guidati su prenotazione ogni giorno alle 18:30

Lightbox + cabina. Doppia transpersonale di Jacopo Natoli, a cura di Arianna Desideri, è una mostra di opere di Jacopo Natoli (Roma, 1985) realizzate per l’occasione, ma che condensano il lavoro sperimentale, laboratoriale e relazionale che l’artista conduce dal 2016. L’esposizione è doppia poiché dislocata in due luoghi: l’appartamento-studio di via La Spezia (Roma) e una cabina telefonica nei pressi dell’abitazione.     

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FARE FORESTA

Prove di assembramento sonoro ai tempi della quarantena.
Un progetto a cura di John Cascone, Arianna Desideri, Jacopo Natoli

FARE FORESTA è stato un “assembramento” virtuale. L’operazione era semplice: collegarsi ad una room aperta creata sulla piattaforma ZOOM, tramite il codice presente nel sito del progetto. Durante la connessione, i partecipanti si sono immersi in un habitat selvaggio di immagini e suoni: un contenitore del possibile, per oltrepassare o dilatare i limiti del proprio spazio abitativo e ritrovarsi in una foresta popolata da altrettante creature invisibili, contemporaneamente connesse per fare f(or)esta.

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TEMPESTA DI CORONA

Report aeroportuale di un’ hostess attenta

Non vi sentite già infetti?
Quando il Globo è iperconnesso, multinodale, touch-screen e dalle centralità diffuse il virus può arrivare ovunque e più veloce del previsto.
Non a caso poi, a prendersi carico del virus lo fa il popolo più numeroso, sparpagliato, destinato all’egemonia.
Il virus è democratico come la Coca-Cola.
Ha nomi al passo con i meme.
Blocca le navi da crociera.
Ed il virus è qua per ricordarci che siamo troppo che ci muoviamo troppo che produciamo troppo che consumiamo troppo che non funziona.

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HASTA SIEMPRE LE BANANE

Brevissima arringa oltre il postmoderno

Cari social, gentili critici, onorevoli opinionisti, artisti, storici,
finiamola, porco zio, di scandalizzarci per una cazzo di banana.
Finiamola, dico davvero.
Il problema non è Cattelan, il problema siamo noi.
Maurizio è finito, il postmoderno pure, alé.

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Viva l’Apocalisse, Viva Waterworld!

Manifesto per un’esondazione pilotata

Fine,
Apocalisse,
Niente da dire,
Niente da fare,
Fottuto,
fottuto cane bastardo,
Fuori,
Ba,
Ba.

Ebbene,
nell’acqua fummo generati, nell’acqua torneremo: smettiamola di resistere, di arginare, ma lasciamo che i fiumi esondino, che le maree ci abbraccino, che le piogge ci svelino. Lo vedete, lo vediamo, affondiamo, affondiamo! Che l’attacco finale ai centri, alle oramai morenti città, all’urbano, al decoro, al capitale, stia venendo proprio dalla catastrofe? Cavalchiamo la catastrofe! Acceleriamo l’Apocalisse.
Se la catastrofe è ormai scientificamente inevitabile, un destino, l’Apocalisse per l’appunto, ecco, allora facciamone una necessità, uno stile! Ci diciamo ormai è tardi, ormai è troppo tardi, ormai e troppo troppo tardi…che l’acqua ci sommerga quindi. Non dovremmo aspettare l’estate per “andare al mare”.

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Riflessioni confidenziali a partire dall’Asilo. Ovvero: su alcune disposizioni formali

Non è proprio la fine, ma poco ci manca. Possibile fare alcune considerazioni sul progetto MACRO ASILO senza nomi e cognomi o regolamenti di conti? D.A.P.A. pensa di sì! Che siate pro-asilo o anti-asilo a noi non importa tanto. Immaginiamo che a voi non importa tanto che a noi non importa tanto. Ma poco importa. Tant’è: il Macro Asilo ha in ogni caso rivitalizzato il dibattito su alcuni temi, quali ad esempio, la funzione del museo, quella del curatore e quella dell’artista; il rapporto tra arte e non-arte, il ruolo dello spettatore. 

In modo del tutto affettuoso vogliamo qui riunire, a partire da alcune disposizioni formali, quelli che riteniamo essere, a torto, alcuni spunti critici dell’Asilo.  

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ESONDARE #1

29 Agosto 2019
Firenze, rive dell’Arno
con: Alessio Bertini, Arianna Desideri, Giovanna Mannucci, Martino Margheri, Lorenzo Martinoia, Silvia Mirabelli, Jacopo Natoli, Andreea Nedelcu, Luna Sarti

PERCORSO
Partendo da piazzale delle Cascine, l’esplorazione ha interessato le rive dell’Arno (in direzione da valle a monte verso est) fino a terminare nei pressi di ponte S. Niccolò. Camminando ai margini del fiume, l’attraversamento ha evidenziato un veloce susseguirsi di ambiances in un tratto compresso (di circa 5 km), dalle zone più periferiche – dove le piante si affastellano sugli argini – ai segmenti centrali più battuti dalle rotte turistiche – dove il corso d’acqua è vissuto piuttosto come “sfondo”.

AZIONI E MOMENTI STORICO-CRITICI
Il percorso è stato cadenzato da quattro parentesi di sosta: sotto il Ponte delle Cascine, sulla Pescaia di Santa Rosa, all’angolo tra via dei Bardi e piazza di Santa Maria Soprarno di fronte alla sponda della Società Canottieri di Firenze, ed infine al Terzo Giardino in Riva d’Arno sotto Lungarno Serristori. In questi punti, sono innescate azioni collettive, proposte riflessioni di stampo storico-critico sul complesso rapporto tra l’Arno e Firenze e ridisegnate cartografie dell’area secondo percezioni individuali.

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