Lightbox + cabina. Doppia transpersonale di Jacopo Natoli. A cura di Arianna Desideri

Appartamento privato di via La Spezia 28, 00182, Roma
Cabina telefonica di via Orvieto 4, 00182, Roma

Apertura h24, dal 6 al 12 luglio 2020
Tour guidati su prenotazione ogni giorno alle 18:30

Lightbox + cabina. Doppia transpersonale di Jacopo Natoli, a cura di Arianna Desideri, è una mostra di opere di Jacopo Natoli (Roma, 1985) realizzate per l’occasione, ma che condensano il lavoro sperimentale, laboratoriale e relazionale che l’artista conduce dal 2016. L’esposizione è doppia poiché dislocata in due luoghi: l’appartamento-studio di via La Spezia (Roma) e una cabina telefonica nei pressi dell’abitazione.     

Nello studio sono allestiti 7 lightbox. Su di essi, Jacopo Natoli ha riprodotto disegni di numerose-i autrici-autori che sono stati elaborati attraverso test, progetti, dispositivi e laboratori da lui innescati. La componente relazionale e simpoietica è centrale nella pratica dell’artista, che si propone come attivatore di processi collettivi. Il concetto di “transautorialità” e il medium del disegno sono qui le coordinate entro cui si esprimono e sintetizzano tali interazioni.    
In mostra, attraverso la trasposizione su lightbox, sono presentati risultati di test ed esperimenti (Autoritratto, Fosfeni), progetti di disegno collettivo (Disegnatori a tempo perso, Chiarovedere), dispositivi (Dadisegna), attività nell’ambito della didattica (Disegna un gesto che non si fa), dei laboratori e dell’arteterapia (Mutazione).

Nella cabina telefonica sono invece esposte esclusivamente opere originali. L’allestimento in progress (che sarà visibile anche su dapa.biz) prevede una selezione iniziale di disegni provenienti dalle esperienze citate e da numerose altre iniziative avviate da Jacopo Natoli. A questa prima antologia si uniranno nuovi brani: ogni giorno, per l’intera durata della mostra, verranno collocati in cabina i disegni prodotti in studio attraverso l’interazione e il gioco con le visitatrici e con i visitatori. Nello specifico, saranno utilizzati due dispositivi ideati da SgorbioLaboratorio atecnico per l’immagine nuova (Danilo Innocenti, Jacopo Natoli), ovvero Altrorilevo e Dadisegna. Inoltre, le superfici del box accoglieranno gli elaborati svolti durante Condominio. Laboratori in cortile, che si terranno ogni mattina nel giardino di via La Spezia 28.

Nell’ambito di Lightbox + cabina sono previsti turni di visita e tour guidati su prenotazione. Per recapitare inviti mirati, è stato inoltre realizzato un intervento postale su cartolina. In mostra è possibile visionare e collezionare l’ampia gamma di fanzine, volumi ed edizioni autoprodotti dall’artista, nonché il catalogo dell’esposizione.

INFO

Appartamento privato di via La Spezia 28, 00182, Roma
Cabina telefonica di via Orvieto 4, 00182, Roma

Apertura h24, dal 6 al 12 luglio 2020
Tour guidati su prenotazione ogni giorno alle 18:30

Ingresso gratuito

Prenotazione obbligatoria
Contattaci a +39 3337926015 o scrivici su info@dapa.biz

CALENDARIO EVENTI

6-12 luglio ─ Allestimento in progress della cabina 
Resta aggiornato sulla pagina dapa.biz
6-12 luglio ore 18:30 ─ Tour guidato della mostra
6-12 luglio ore 11:00-13:00 ─ Condominio. Laboratori in cortile

11 luglio ore 21:00 ─ Bianco Solido, esperimento di disegno collettivo con ambienti sonori di Danilo Innocenti

La mostra è stata segnalata su:
artribune 1artribune 2barbara picci blogexibartfacebook roma art guidesegnonline

CABINA IN PROGRESS

FARE FORESTA

Prove di assembramento sonoro ai tempi della quarantena.
Un progetto a cura di John Cascone, Arianna Desideri, Jacopo Natoli

FARE FORESTA è stato un “assembramento” virtuale. L’operazione era semplice: collegarsi ad una room aperta creata sulla piattaforma ZOOM, tramite il codice presente nel sito del progetto. Durante la connessione, i partecipanti si sono immersi in un habitat selvaggio di immagini e suoni: un contenitore del possibile, per oltrepassare o dilatare i limiti del proprio spazio abitativo e ritrovarsi in una foresta popolata da altrettante creature invisibili, contemporaneamente connesse per fare f(or)esta.

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TEMPESTA DI CORONA

Report aeroportuale di un’ hostess attenta

Non vi sentite già infetti?
Quando il Globo è iperconnesso, multinodale, touch-screen e dalle centralità diffuse il virus può arrivare ovunque e più veloce del previsto.
Non a caso poi, a prendersi carico del virus lo fa il popolo più numeroso, sparpagliato, destinato all’egemonia.
Il virus è democratico come la Coca-Cola.
Ha nomi al passo con i meme.
Blocca le navi da crociera.
Ed il virus è qua per ricordarci che siamo troppo che ci muoviamo troppo che produciamo troppo che consumiamo troppo che non funziona.

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HASTA SIEMPRE LE BANANE

Brevissima arringa oltre il postmoderno

Cari social, gentili critici, onorevoli opinionisti, artisti, storici,
finiamola, porco zio, di scandalizzarci per una cazzo di banana.
Finiamola, dico davvero.
Il problema non è Cattelan, il problema siamo noi.
Maurizio è finito, il postmoderno pure, alé.

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Viva l’Apocalisse, Viva Waterworld!

Manifesto per un’esondazione pilotata

Fine,
Apocalisse,
Niente da dire,
Niente da fare,
Fottuto,
fottuto cane bastardo,
Fuori,
Ba,
Ba.

Ebbene,
nell’acqua fummo generati, nell’acqua torneremo: smettiamola di resistere, di arginare, ma lasciamo che i fiumi esondino, che le maree ci abbraccino, che le piogge ci svelino. Lo vedete, lo vediamo, affondiamo, affondiamo! Che l’attacco finale ai centri, alle oramai morenti città, all’urbano, al decoro, al capitale, stia venendo proprio dalla catastrofe? Cavalchiamo la catastrofe! Acceleriamo l’Apocalisse.
Se la catastrofe è ormai scientificamente inevitabile, un destino, l’Apocalisse per l’appunto, ecco, allora facciamone una necessità, uno stile! Ci diciamo ormai è tardi, ormai è troppo tardi, ormai e troppo troppo tardi…che l’acqua ci sommerga quindi. Non dovremmo aspettare l’estate per “andare al mare”.

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FAIRWATCHING

1° novembre 2019
Torino, Artissima 2019
con: Arianna Desideri, Jacopo Natoli

All’attenzione del Consiglio Superiore Interspecie del Centro di Ricerca e Studio per la Salvaguardia delle Specie a Rischio di Estinzione.

Oggetto: Report informale Artissima 2019.

Splendenti Aves,
Conclusasi l’esplorazione nell’oasi Artissima, riportiamo qui di seguito, in sintesi, la nostra esperienza. Per il Gallery Compass e il relativo commento all’ipotesi di ricerca (le gallerie sono in via d’estinzione?), si veda ALLEGATO 1 a piè pagina.

La prima fase dell’esplorazione ci ha visto piuttosto spaesati. Ricordate quella volta che Aves XLIV rimase intrappolato nella serra e cominciò a sbattere, come impazzito, contro il vetro? Ecco, immaginate la stessa gabbia ma mille volte più grande! La flora era eterogenea, la fauna abbastanza compatta. Zompettavamo tra i rigidi reticoli studiando tattiche e strategie per approcciare i galleristi. Riconoscerli non è facile! Inoltre: avrebbero mai potuto comprendere il fine del nostro studio? Si sarebbero sentiti minacciati?

Dunque, nella griglia-labirinto, ci siamo aggirati in cerca dei primi campioni. Ero a tratti intimorita dagli sguardi degli umanoidi. Il mio collega Uccello B, come sapete, non sa cinguettare, né parla lingua umana, figuriamoci quella dei galleristi! Il suo ruolo si è limitato a: comunicazioni scritte, registrazioni ambientali, appunti, disegni, note a margine. Ciononostante, alcuni significativi contatti si sono realizzati con i cuccioli della specie umana (e canide).

Dopo un accertamento dell’Istituzione sull’indagine in corso, ci è stato permesso di proseguire. La maggior parte dei galleristi ci ha accolto dapprima ridendo della nostra ipotesi, accogliendo però poi il test sottoposto con rigore e serietà. Per completezza di dati, è necessario riportare che alcuni, invece, si sono dimostrati imbarazzati, disinteressati, talvolta respingenti. Da segnalare, inoltre, che molti hanno verbalmente concordato con la nostra ipotesi di ricerca: anche loro sono in allerta.

Abbiamo dunque raccolto: un campione di 30 test; la completa registrazione audio dell’esplorazione; un reportage fotografico di luoghi e caratteri fisiognomici; alcune provette con materiali organici.

Questa missiva rappresenta in estrema sintesi l’avventura. Per un più dettagliato rapporto, rimandiamo ai diari, nonché alla deposizione che avverrà al nostro ritorno nelle sedi predisposte. Cogliamo l’occasione per ringraziarvi della missione, che ci ha dato l’occasione per osservare e comunicare con questa strana specie che ci ripromettiamo di studiare, proteggere e preservare.

Distinti cip,
Uccella A e Uccello B


ALLEGATO 1.

Il Gallery Compass prende a prestito il modello del Political Compass, già rielaborato dai Clusterduck. Esso si muove su quattro categorie antinomiche, nel nostro caso: commercio e cultura, innovazione e tradizione. I quadranti rappresentano quattro atteggiamenti risultanti dall’incrocio dei binomi: tradizione-commercio (antiquario), commercio-innovazione (galleria), tradizione-cultura (museo), cultura-innovazione (spazio no-profit).
Il test è stato eseguito dai galleristi. I dati raccolti mettono in luce, dunque, come essi percepiscono la loro funzione.

Dall’analisi di un campione di 30 gallerie, emerge che:

12,50% quadrante ANTIQUARIO
43,75% quadrante GALLERIA
25% quadrante SPAZIO NO-PROFIT
18,75% quadrante MUSEO

L’andamento generale evidenzia una concentrazione nella zona centrale del Compass. Questo significa che non vi sono atteggiamenti eccessivamente polarizzati verso le quattro categorie. La percentuale maggiore evidenzia che i campioni analizzati si posizionano verso l’innovazione, a volte verso il commercio, altre verso la cultura, identificandosi quindi o nel modello della galleria o in quello dello spazio no-profit. Tuttavia, è da segnalare che il 56,25% si pone fuori dal quadrante “galleria”. Inoltre, quasi un gallerista su tre si definisce o come “antiquario” o come “museo”.
Le gallerie sono dunque in via di estinzione?
I dati da noi raccolti, sicuramente ancora parziali e circostanziati, ci danno se non un allarme, almeno un avvertimento. Certo è che i galleristi non percepiscono più la loro attività nei limiti del paradigma classico, cercando di rimodellare la propria funzione.

Cosa ne sarà di loro?


Foto di (in ordine di apparizione):
Andreea Nedelcu, Silvia Raffaelli, Piergiorgio Mariconti.

Ringraziamo gli Aves, Paola Manfredi e lo staff di Artissima, tutti i galleristi che hanno contribuito allo svolgersi dell’indagine.

Riflessioni confidenziali a partire dall’Asilo. Ovvero: su alcune disposizioni formali

Non è proprio la fine, ma poco ci manca. Possibile fare alcune considerazioni sul progetto MACRO ASILO senza nomi e cognomi o regolamenti di conti? D.A.P.A. pensa di sì! Che siate pro-asilo o anti-asilo a noi non importa tanto. Immaginiamo che a voi non importa tanto che a noi non importa tanto. Ma poco importa. Tant’è: il Macro Asilo ha in ogni caso rivitalizzato il dibattito su alcuni temi, quali ad esempio, la funzione del museo, quella del curatore e quella dell’artista; il rapporto tra arte e non-arte, il ruolo dello spettatore. 

In modo del tutto affettuoso vogliamo qui riunire, a partire da alcune disposizioni formali, quelli che riteniamo essere, a torto, alcuni spunti critici dell’Asilo.  

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ESONDARE #1

29 Agosto 2019
Firenze, rive dell’Arno
con: Alessio Bertini, Arianna Desideri, Giovanna Mannucci, Martino Margheri, Lorenzo Martinoia, Silvia Mirabelli, Jacopo Natoli, Andreea Nedelcu, Luna Sarti

PERCORSO
Partendo da piazzale delle Cascine, l’esplorazione ha interessato le rive dell’Arno (in direzione da valle a monte verso est) fino a terminare nei pressi di ponte S. Niccolò. Camminando ai margini del fiume, l’attraversamento ha evidenziato un veloce susseguirsi di ambiances in un tratto compresso (di circa 5 km), dalle zone più periferiche – dove le piante si affastellano sugli argini – ai segmenti centrali più battuti dalle rotte turistiche – dove il corso d’acqua è vissuto piuttosto come “sfondo”.

AZIONI E MOMENTI STORICO-CRITICI
Il percorso è stato cadenzato da quattro parentesi di sosta: sotto il Ponte delle Cascine, sulla Pescaia di Santa Rosa, all’angolo tra via dei Bardi e piazza di Santa Maria Soprarno di fronte alla sponda della Società Canottieri di Firenze, ed infine al Terzo Giardino in Riva d’Arno sotto Lungarno Serristori. In questi punti, sono innescate azioni collettive, proposte riflessioni di stampo storico-critico sul complesso rapporto tra l’Arno e Firenze e ridisegnate cartografie dell’area secondo percezioni individuali.

Leggi tutto “ESONDARE #1”