TEMPESTA DI CORONA

Report aeroportuale di un’ hostess attenta

Non vi sentite già infetti?
Quando il Globo è iperconnesso, multinodale, touch-screen e dalle centralità diffuse il virus può arrivare ovunque e più veloce del previsto.
Non a caso poi, a prendersi carico del virus lo fa il popolo più numeroso, sparpagliato, destinato all’egemonia.
Il virus è democratico come la Coca-Cola.
Ha nomi al passo con i meme.
Blocca le navi da crociera.
Ed il virus è qua per ricordarci che siamo troppo che ci muoviamo troppo che produciamo troppo che consumiamo troppo che non funziona.

NO STONKS

Davanti a me stuole di cinesi con mascherina sfilano ininterrotti e non mi preoccupo in fondo. E  neppure loro. Mi sembra che si sentano protetti. Nell’aria, nell’invisibile si diffonde il virus. Già presi nell’isolamento post-internet c’è troppo da condividere nei social. Se il corpo-a-corpo è sempre più tabù, lo sarà anche l’aria-aria?

Prove generali contactless per un futuro post-body.

Vedo delle maschere nere, molto alla moda, azzarderei a dire eleganti. Ho voglia di avere una maschera personalizzata. In effetti sarebbe da buttarsi nel business delle mascherine. Trovare una frase ad effetto. Qualche mese e le vedremo sfilare con logo Gucci, ricamate d’oro, in pelle genuina o in latex.
Un laccetto rosso può fare la differenza.
Lui con la kippur non sfoggia di certo eleganza con la sua maschera cheap.
E quelle da sala chirurgica proprio no… qualcuno improvvisa con una sciarpa… I più avventurosi e previdenti hanno mascherine con il filtro. Mi vengono in mente le iconiche maschere anti-gas della seconda (o prima?) Guerra Mondiale, Hiroshima Nagasaki Beirut Chernobyl, che tanto hanno alimentato il mio immaginario post-apocalisse (complici a questo punto gli Slipknot) e che ancora desidero possedere.

ll pianeta è malato e noi con lui.
Questa malattia ci coinvolge a livello planetario e riguarda le relazioni umano non-umano, le metropoli, i flussi, i canali di comunicazione, l’invisibile che ci congiunge.
Però il Bistro Mastercard non trema e lei e lì che mi aspetta, più bionda che mai, menù alla mano – che per fortuna c’è il pianista che fa svolazzar la coda di cavallo.
Quando gli aeroporti sostituiranno gli spazi totalmente occupati da esercizi commerciali con librerie, laboratori, sale da ballo, zone abitative temporanee potremmo intra-vedere l’uscita dal Capitalocene (l’aeroporto, occasione di contatto transculturale mondiale davvero unico, è purtroppo segmentato da spazi che non facilitano l’incontro).

Vedo mascherine anche dove non ci sono.
Starnuto e la gente si gira preoccupata.
Anni in serie di serie ci hanno abituato a tutto questo. Anzi, è quasi famigliare: la realizzazione di una visione.
Mi sento quasi inadeguata a non avere la mascherina. Attendo le grandi firme.

È stato un tempo il Mondo.

Hostess Chiara Fama
Roma Fiumicino 6 febbraio 2020

P. S.
Londra Luton 9 febbraio 2020
Ecco, altro segno, Ciara, la tempesta del secolo, ha bloccato tutti i voli. Da un lato ha connesso New York e Londra in tempi record per un’aereo di linea (meno di 5 ore). Dall’altro ha paralizzato le vie di comunicazione con l’Europa. Tra l’altro ho appena visto al cinema The Lighthouse (Robert Eggers, 2019) che proprio di isolamento e tempesta narra… Ci siamo. Simboli. Orizzonti d’apocalisse mensili, come un bollettino abituale ma che dobbiamo saper interpretare, intonare, eccedere, senza la passività dello spettacolo, per formare mondi possibili di fronte all’emergenza climatica.

Chi non vivrà, vedrà.

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