TEMPESTA DI CORONA

Report aeroportuale di un’ hostess attenta

Non vi sentite già infetti?
Quando il Globo è iperconnesso, multinodale, touch-screen e dalle centralità diffuse il virus può arrivare ovunque e più veloce del previsto.
Non a caso poi, a prendersi carico del virus lo fa il popolo più numeroso, sparpagliato, destinato all’egemonia.
Il virus è democratico come la Coca-Cola.
Ha nomi al passo con i meme.
Blocca le navi da crociera.
Ed il virus è qua per ricordarci che siamo troppo che ci muoviamo troppo che produciamo troppo che consumiamo troppo che non funziona.

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HASTA SIEMPRE LE BANANE

Brevissima arringa oltre il postmoderno

Cari social, gentili critici, onorevoli opinionisti, artisti, storici,
finiamola, porco zio, di scandalizzarci per una cazzo di banana.
Finiamola, dico davvero.
Il problema non è Cattelan, il problema siamo noi.
Maurizio è finito, il postmoderno pure, alé.

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Viva l’Apocalisse, Viva Waterworld!

Manifesto per un’esondazione pilotata

Fine,
Apocalisse,
Niente da dire,
Niente da fare,
Fottuto,
fottuto cane bastardo,
Fuori,
Ba,
Ba.

Ebbene,
nell’acqua fummo generati, nell’acqua torneremo: smettiamola di resistere, di arginare, ma lasciamo che i fiumi esondino, che le maree ci abbraccino, che le piogge ci svelino. Lo vedete, lo vediamo, affondiamo, affondiamo! Che l’attacco finale ai centri, alle oramai morenti città, all’urbano, al decoro, al capitale, stia venendo proprio dalla catastrofe? Cavalchiamo la catastrofe! Acceleriamo l’Apocalisse.
Se la catastrofe è ormai scientificamente inevitabile, un destino, l’Apocalisse per l’appunto, ecco, allora facciamone una necessità, uno stile! Ci diciamo ormai è tardi, ormai è troppo tardi, ormai e troppo troppo tardi…che l’acqua ci sommerga quindi. Non dovremmo aspettare l’estate per “andare al mare”.

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Riflessioni confidenziali a partire dall’Asilo. Ovvero: su alcune disposizioni formali

Non è proprio la fine, ma poco ci manca. Possibile fare alcune considerazioni sul progetto MACRO ASILO senza nomi e cognomi o regolamenti di conti? D.A.P.A. pensa di sì! Che siate pro-asilo o anti-asilo a noi non importa tanto. Immaginiamo che a voi non importa tanto che a noi non importa tanto. Ma poco importa. Tant’è: il Macro Asilo ha in ogni caso rivitalizzato il dibattito su alcuni temi, quali ad esempio, la funzione del museo, quella del curatore e quella dell’artista; il rapporto tra arte e non-arte, il ruolo dello spettatore. 

In modo del tutto affettuoso vogliamo qui riunire, a partire da alcune disposizioni formali, quelli che riteniamo essere, a torto, alcuni spunti critici dell’Asilo.  

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À travers Paris – guida alternativa all’uso della città

Come tutte le città, anche Parigi è oggetto di un’idealizzazione da cartolina. L’immaginario collettivo si focalizza su precise caratteristiche che finiscono per totalizzarne l’essenza, a scapito della varietà di ambiances che si respirano, di preziosi dettagli che si nascondono dietro i grandi punti di raccolta del turismo inconsapevole. L’unico antidoto a questa visione è perdersi, rendersi permeabili, attraversare e farsi attraversare, alla ricerca di un’anima plurale, inattesa.             
La guida alternativa prende spunto da un’esperienza di attraversamento di Parigi, durata dieci giorni, che ha assunto le connotazioni di una deriva in solitaria, un cammino dettato soprattutto dall’occasione momentanea, dall’esigenza della scoperta, sicuramente dalla casualità e dall’impulso. La condizione di attraversamento veloce – ma non distratto – è stata la chiave per interiorizzare la città, per tracciare una cartina psicogeografica in grado di reinterpretare la topografia tradizionale secondo ritmi e percezioni personali.        

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